
Serve un’informazione che esca fuori dai social.
Serve preparazione.
Essere genitori non può essere casuale. Non può essere lasciato all’istinto e chiamato destino.
Scegliere di essere genitori è un atto di estrema responsabilità individuale e collettiva.
Servono scuole, serve una rete che formi e informi. Chi ha deciso che l’unico sapere richiesto per generare vita sia il corpo che la produce?
Un neonato che non ha ancora un’identità e viene al mondo ha diritto a braccia sicure — non forti, sicure. Ha diritto assoluto a essere accolto con conoscenza intellettuale, emotiva, spirituale.
Non vi offro conforto: un neonato che cresce accanto ad adulti disregolati, che temono la propria angoscia prima ancora di quella del figlio, eredita quel terrore. Platone diceva che l’anima ricorda ciò che ha visto prima di nascere. Io dico che il corpo di un neonato ricorda tutto ciò che accade dopo il primo grido: ricorda le braccia che lo tenevano, o quelle che lo contenevano soltanto.
Un neonato che piange non è un corpo rotto da aggiustare. È un sistema nervoso ancora immaturo che attraversa il suo primo, enorme compito: imparare a reggersi. Non chiede un rimedio che lo faccia tacere — chiede una presenza che lo accompagni mentre impara.
Non è l’oggetto — ciuccio, rimedio, compenso — il problema. È l’assenza di sguardo dietro l’oggetto. Uno strumento usato per evitare il contatto col bisogno del bambino, invece che per rispondervi, non regola: silenzia. E ciò che viene silenziato invece che accolto costruisce un terreno fragile — fertile per dipendenza, per disequilibrio, per un sistema nervoso che non ha mai imparato a fidarsi.
C’è una follia collettiva che chiamiamo normalità: adulti disregolati che allevano adulti disregolati, in un imprinting che si tramanda come una lingua muta, di corpo in corpo, di angoscia in angoscia. Non ce ne accorgiamo perché la chiamiamo “così è la vita”.
Nell’epoca dell’iper-informazione, della democratica informazione — tutto accessibile a tutti — cercate, domandate, chiedete. Agite con presupposto e consapevolezza, non con automatismo.
L’arroganza di dirlo non è mia. È di chi tace sapendo.
Perché questo è l’unico ponte per una vera rivoluzione: non una risposta, ma la domanda che ancora non ci siamo fatti.
Ilenia Atzori.
Insegno Kriya Breathwork, Pranayama e meditazione, body work e somatic experience.
