
APOLIDE.
É la forza, per me, di lasciare correre ogni corrente
-é la capacità di esserle tutte e non appartenere a nessuna.
Apolide sintatticamente significa senza Stato , non essere parte di nulla.
Apolide è colui che non veniva riconosciuto come cittadino di alcuno stato, un naufrago, un gitano, uno straniero, un viandante.
Ma questa storia esula da un posizionamento giuridico e vuole essere più una metafora con cui si può scegliere di “pasear” nella vita.
E’ così che ci si sente quando d’improvviso dissolvendo gli argini si comincia a scegliere e si concede la possibilità di divenire parte di tutto.
Tutto e nulla sono espressioni,
facce, della stessa medaglia.
Così come il mare ed una sua goccia,
Così come il finito e l’infinito.
Mi credono pazza, lo sono.
E forse in questa polis così è chi non si aggrappa agli argini, chi non confina i limiti ma ci danza oltre.
Nei Tarocchi: la parola mat deriva dal persiano e significa “morto”, come in “scacco matto” (Shah Mat = “il re è morto”).

Il Matto non è un pazzo, ma qualcuno che ha lasciato andare la vecchia vita e parte per un viaggio di rinascita
La pazzia, in questa luce, è trasformazione radicale.
Così sia– se questo è ciò con cui si definisce una sconfinata autenticità.
Mi hanno detto che ho imparato ad evitare il dolore, deve essere così da fuori quando hai imparato ad onorarlo nel tuo silenzio e a riscoprirlo un dono.
Onorarlo non è evitarlo, é riconoscerlo e t r a s m u t a r l o.
É lasciarlo scivolare dentro nel quotidiano, respirarlo come si respira l’aria nuova di primavera.
Il dolore è la lucidità di identificare i limiti: non va banalmente sopportato, il dolore si interroga e poi si trasforma.
Il dolore non è una punizione divina il dolore è come si presenta qualcosa che non riesce più a fingere; é il dialogo con quello che opprime.
Il dolore è una folle primavera che non so più sopprimere e comprimere alla quale non ci si vuole più rassegnare.
Il Matto dei tarocchi cammina sul bordo del precipizio guardando in su, non in giù. Non per incoscienza — ma perché il pericolo non è il punto. Il viaggio è il punto.
Mi credono pazza, di certo lo sono, ma mi sento più folle, non come sentimento ma come sentire.
Fuori dalla stupidità indotta.
Mi “ancoro” ad ogni sconosciuta e conosciuta sensazione fuori ed oltre la memoria di ciò che ho appreso, disobbedisco alle abitudini e alle rassegnazioni e danzo, mappo ed esploro, così come esplorano le onde del mare ogni percezione di confine per scivolare altrove.
_C’è qualcosa che hai smesso di sopprimere?
_Cosa significherebbe per te camminare sul bordo senza guardare giù?
_Cosa senti nel tuo corpo mentre leggi queste riflessioni?
E tu- A cosa appartieni?
L’alchimia non fa pause,
Ilenia.
